aiuto.Oggi 2 dicembre c’è un rumore nell’aria: arrivano i potatori!

l’autunno è stato portentoso nei suoi colori, lo abbiamo  detto. Tutto è accaduto come sempre in questa nostra parte della sfera, ogni giorno una festa di colori! adesso i pettirossi al posto delle rondini, tutto come di solito.Ma ecco un solito spiacevole: l’arrivo dei potatori! C’e chi spera con la potatura di aver meno foglie da raccogliere togliendo i rami dalla fine dell’autunno, stupisco a vedere come si preferisca una grossa fatica a una più leggera fatica quotidiana. E stupisco nel percepire come nalla mia regione e in buona parte di tutto il mio paese, si pensi ancora la potatura grossolana come un beneficio o un non-danno per le piante. Ippolito Pizzetti ci ha lasciato quest’ anno e mi è piaciuto che il telegiornale abbia citato di lui questa frase: “..purtroppo si pensa ancora che fare il giardiniere voglia dire potare”

E’ stato questo pregiudizio che mi ha fatto studiare gli alberi. A me, d’intuito, come succede a molte donne e a meno uomini, più sensibili degli altri, pare la potatura un obbrobio, prima per ragioni estetiche e poi per ragioni funzionali nell’albero stesso: come non vedere nelle ricrescite del dopopotatura  un qualcosa di forzato, storpio, urlato, come non vedere il difficile cammino della ramificazione anni dopo la potatura ancora in  riorganizzazione per riconquistare l’armonia perduta? E come non vedere l’ignoranza del potatore che non riesce a immaginare la risposta dell’albero e continua  aggiustamenti  ogni anno in contrasto col proprio operato precedente, con l’albero e con se stesso?