L’iperpotatore Modenese (un profilo tracciato negli anni 80 ancora valido purtroppo)

a me e ad una mia amica modenese che abita a Monaco piace molto parlare del cittadino. Il cittadino è quel “modenese massa, conforme alle idee più bislacche” con cui ci tocca fare i conti tutti i giorni (anche a Nadia che abita lontano da qui, perchè il cittadino è dentro di noi); quel modenese che ci perseguita, ma che insieme noi due riusciamo a distruggere con due battute  e quattro risate. Ebbene, c’è un cittadino che mi perseguita mentre lavoro di cui ancora non riesco a ridere. Quando ci succedono questi difficili casi, allora io e Nadia ci spediamo lunghissime relazioni  con gli elenchi dei comportamente e possibilmente dei pensieri  del cittadino in questione che diviene nostro costante oggetto di studio.

IL CITTADINO IN QUESTIONE

  1. non c’è giorno o quasi che non si fermi a consigliarmi mentre sto lavorando (faccio la giardiniera comunale) Al cittadino piace soprattutto insegnarmi a potare la pianta che sto potando.
  2. pensa che gli alberi dalle potature traggano forza e salute, come risulterebbe dai succhioni vigorosi dell’anno successivo all’intervento
  3. il problema è che ha fatto il contadino, o è figlio di contadini e si crede competente come e più del giardiniere, del perito, dell’agronomo.
  4. questo cittadino non va confuso con quello che telefona al servizio verde pubblico e chiede un intervento perchè da anni non vede più la luce del sole,ma solo rami e rami, avendo una albero piantato proprio lì,  a 50 cm dal portone e cantine sollevate dalle radici. Il poveretto al buio è anzi vittima del cittadino da me preso di mira perche il principio secondo il quale si possa ogni tanto drasticamente potare la pianta mal posta, allontana sempre più la soluzione definitiva del problema.
  5. il cittadino non ama la bellezza, soprattutto quella naturale e di gusto un po’ selvaggio. Odia i rami incrociati, asimmetrici, deboli; sente il dovere di regolamentare le chiome, diradare…Sicuro della superiorità della mente umana sul sapere di ogni altro vivente, pensa che le piante abbiano bisogno dell’intervento umano per vivere meglio. Non ama gli interventi discreti, non ama soffermarsi ad ammirare e riflettere. Guarda minaccioso la pianta già cresciuta ma non sa immaginare la potenziale vastità di quella  striminzita appena comperata, nè la cura sorvegliandone la crescita.
  6. ammira l’esperienza e la professionalità dei tedeschi e dei nordeuropei in fatto di verde pubblico, ma  non intende pagare un soldo per avere simili risultati concependo il verde come ultima voce di spesa nella costruzione della città, la più sacrificabile e tagliabile.
  7. eppure questo cittadino ama le piante , oh se le ama!! Se gli parlate che necessità vorrebbe che si togliesse il filare troppo addossato alle case, lui giura di sentire già il dolore, la pianta che fa “ahi” come un umano. e ancora:
  8. il cittadino è un uomo pieno di timori, non ama il buio e l’oscurità e sa che le chiome ampie, basse e protettive possono fare da scudo a prostitute, rapinatori, tossicodipendenti e altre creature della notte. Per questo motivo il cittadino sarebbe sempre pronto a “pelare” ogni vegetale, a far luce su tutto eliminando macchie di cespugli, angoli pittoreschi e rifugi facendoci ritrovare  tutti al parco come in una piazza.
  9. di saldi principi morali, socialmente responsabile, col suo passato di contadino, una volta in pensione, il nostro cittadino fa volontariato. Ora mi lavora accanto, “la spia dei rami bassi”.Per altro mi è anche simpatico.
  10. il cittadino sa garantire all’amministrazione un servizio a costo zero o quasi. “Poto anch’ io” Dà prova di partecipazione e consenso, identificazione  con la città (o è la città che si modella a lui ? )

Nadia mi consiglia  di chedere il trasferimento al Comune di Monaco se non ho la forza e la pazienza di costruire un ESERCITO DELLA SALVEZZA (degli alberi naturalmente) per sopprimere definitivamente un cittadino così persuasivo e pervasivo.