La lettera di Antonella

Antonella è una mia amica, anche una ex collega di lavoro perchè abbiamo fatto le giardiniere comunali per diversi anni insieme. Ora lei è un assistente tecnico e vigila sui lavori appaltati, e non so che altro. Mi ha scritto una lettera disperata che mi ha fatto ricordare le mie stesse difficoltà a parlare di alberi e di interventi corretti sugli stessi, sia quando parlo con i cittadini che vorrebbero difenderli, sia quando parlo con gli esperti  ma  soprattutto con gli amministratori che poi intervengono concretamente.  Antonella mi parla di due episodi. Il primo, lo schianto a terra  improvviso durante un temporale di un pioppo cipressino nel giardino di una scuola. Antonella mostra come quel pioppo sottoposto a capitozzature ripetute mostrasse profonde cavità interne che lo rendevano fragile e suscettibile all’attacco di funghi dannosi.  Il pioppo era caduto mostrando una radice completamente erosa dall’attacco fungino. Antonella dice che con uno strumento che misura la resistenza del legno (resistograf) si sarebbe potuto prevenire il pericoloso schianto, per fortuna avvenuto a scuole chiuse e senza danni sui bambini… io dico che una buona cultura popolare, degli adulti, dei genitori o bidelli o insegnanti che verificavano la continua presenza di corpi fruttiferi del fungo, poteva indurre qualche dubbio e la richiesta di diagnosi sugli alberi. Ma cosa sarebbe successo se il responsabile del verde pubblico avesse disposto l’abbattimento? Gli amministratori non parlano abbastanza con i cittadini, non li informano correttamente , non danno loro gli strumenti, ci vorrebbe più tempo e pazienza e limitare i propri poteri in favore di una democrazia di qualità.

Illustro infatti il secondo caso: un mattino una chiamata festiva di un cittadino avvisa il servizio comunale di reperibilità per il pericolo di caduta di un olmo secco (forse era caduto qualche ramoscello tra i più sottili) Non so se è successo anche nelle altre città d’Italia , ma qui a Modena da due  o tre anni a questa parte,  gli olmi spontanei presenti in siepi o terreni limitrofi o anche nei giardini privati e pubblici, hanno preso a morire di colpo durante la  primavera. Le primavere sono lunghe e con piogge stremanti che cominciano già dall’inverno, l’olmo fa fatica a fiorire e afruttificare prima di arrivare a formare i nuovi rami. Lo stress meteorologico derivante anche da estati calde e siccitose diminuisce le difese verso la grafiosi cronica propria degli olmi. Insomma gli olmi con tronchi anche superiori a 20- 25 centimetri  muoiono di colpo mostrando i rami secchi e spogli e la corteccia sollevata e cadente, cercando poi di rinascere da capo dalle loro radici a qualche metro di distanza se il terreno lo consente. la radice è pronta a rinascere ma quel sistema albero è morto: Kaput.  Ebbene il tecnico o operaio (non so) in reperibilità, ha chiamato,  forse messo sotto pressione da cittadini che intendono difendere gli alberi, l’esperto cioè l’agronomo per certificare lo stato di salute dell’albero morto. L’esperto è uscito e pur meravigliandosi e dicendo che non era il caso ha fatto la “costosa consulenza” Lo stesso,  pare che un piccolo esercito di ecologi e associazioni ambientalistiche, si vogliano mettere di traverso perchè l’olmo non sia abbattuto. Ma è morto!

Aggiungo un terzo caso io: in un piccolo comune della provincia di Modena i giardinieri o operai generici del comune avevano operato su un  filare di alberi una potatura di quelle ormai da vietare in assoluto, ma la cosa ridicola è che avevano potato allo stesso modo i rami vitali come quelli già secchi, senza probabilmente cogliere la differentra tra legno vivo e legno morto: l’ignoranza avanza! Da che parte si può cominciare a cambiare ? Non sarebbe meglio sapersi ascoltare e studiare insieme le basi elementari di una buona arboricoltura?

OLYMPUS DIGITAL CAMERA Pioppo schiantato nella foto di Antonella

Qui si vede la cavità nel colletto, tra radice e tronco.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAlo stesso pioppo a terra mostra la potatura tipo “capitozzo” subita 4 0 5 anni prima . Questa potatura  ha lasciato il legno cavo dentro e sulla corteccia i rami forti nati dopo il taglio. Con gli alberi le disgrazie ce le cerchiamo noi!