Appunti da una conversazione con allievi della scuola “Archivio Cesare Leonardi” sezione Alberi. Presso Bosco Albergati Il 30 Luglio 2020 ; Castelfranco Emilia, Modena

 

Piccola biblioteca di una giardiniera degli anni 80

Qui sotto i libri di cui abbiamo parlato

 

Guida agli alberi e arbusti d’Europa di O.Polunin

Riconoscere gli alberi di R. Phillips

Questi libri vengono presentati per il riconoscimento

Ma riconoscere nome e famiglia e ambito territoriale, è solo un primo passo per conoscere.
Letture di biologia vegetale di S. Tonzig

Questo libro mi è servito per accettare la totipotenza dei tessuti vegetali in un organismo vegetale dato.

La metamorfosi delle piante di J.W. Goethe; Guanda

Nella metamorfosi delle piante di Goethe, il nostro poeta e naturalista ci vuole accompagnare in un ambito di ricerca che vede la pianta viva nella sua interezza e nel suo funzionamento. Fa l’ipotesi di crescita, di metamorfosi delle forme vegetali nei diversi stadi fino alla fioritura…

Le conoscenze postume di enzimi, ormoni vegetali, processi stimolati da fotoperiodismo, danno ragione della sua fantasia. (viva i poeti e gli artisti!)

Interessante vedere l’organismo vegetale come costruttore di forme diverse nello stesso corpo, ancora intercambiabili e forme che sviluppandosi trasmutano in nuove forme.

Goethe vuole trovare la pianta modello. E’ molto critico nei confronti di Linneo che classificando e frammentando, rende la pianta statica nella forma (studiata nell’erbario di cadaveri seccati))

In realtà è stupenda la classificazione di Linneo, e per fondarla Linneo ha ben studiato e comprese le piante osservandone struttura, stadi e comportamenti, soprattutto sessuali.

Sono stati gli studiosi di età successive che hanno per semplicità eliminato i presupposti di un sapere, cogliendone solo il risultato di riordinamento classificatorio.

Poi i successi della chimica inorganica e organica, il privilegiare le formule astratte,dimenticando le strutture, la separazione tra i saperi raggiunti attraverso gli studi e i viaggi, riservati a classi dominanti, da una parte, e i saperi tecnici del fare e degli artigiani dall’altra, hanno prodotto momenti di sterilità nelle conoscenze in processo.

Le piante: la vita, gli amori , i problemi di Jean-Marie Pelt ; collana i Robinsons

E’ stato Il primo libro che ho letto, che mi ha aperto gli occhi sui diversi popoli dell’universo vegetale, l’invenzione del legno, le diverse società delle piante, i linguaggi dei boschi, le informazioni che possono viaggiare tra specie e specie, per avvantaggiarsi o difendersi…, la colonizzazione del pianeta o di contesti territoriali…
Microcosmo di L.Margullis, D. Sagan

Un nuovo modo di classificare i viventi tra loro: i virus e i batteri visti come i mattoni base per costruire, in tappe evolutive diverse e con diverse diramazioni, le forme viventi successive. Ogni forma di vita complessa può anche essere vista come un organismo olobionte, un organismo chiuso in sé e con una certa stabilità, (nasce, cresce, si riproduce, muore) ma che è il prodotto di diversi percorsi evolutivi; un organismo che porta ancora traccia dei mattoni che si sono assemblati in comunità reciprocamente alleate o rese mutualistiche a causa di stravolgimenti, malattie, nuovi adattamenti a cambiamenti esterni e/o interni. Organismi racchiusi in una pelle ma immersi in un contesto ricco di stimoli, organismi in con-tatto/in relazione con ospiti da far entrare o star fuori, inglobare o rigettare, sfruttare o nutrire.

Per queste due ricercatrici e adesso è confermato dai più, c’è sì, una trasmissione genitoriale del patrimonio genetico, dopo l’invenzione della riproduzione sessuale, ma succedono anche modificazioni del DNA di un organismo in modo trasversale a partire dall’insediamento di nuovi parassiti che in un primo momento generano malattia, ma poi succede che possano convivere dentro l’organismo stesso lasciando all’ospite spezzoni di DNA, non più utili ora che sono mantenuti ma che l’ospite può modificare a suo vantaggio per l’adattamento all’ambiente in nuove prospettive.

Le strutture biologiche: piante di S: Scannerini; Jaca Book

Un microscopista studioso di strutture di piante e funghi. Fa parte alla stessa comunità di scienziati dell’area Margullis, Sagan. In lui ho cercato risposta a domanda: il sistema albero nel suo essere organismo composto di radici-fusto-foglie, è un organismo o una comunità di germogli?

Le cellule che strutturano il suo corpo e differenziano e sdifferenziano diverse strutture, alcune ancora interconvertibili, questo corpo che rimane divisibile e si può replicare, forma un organismo coerente, univoco?

La sua ipotesi è che proprio le pareti cellulari funzionino da connessioni tra cellule, messaggerie per l’intero organismo .

Io penso che pur con le sue competenze diffuse in modo decentrato e periferico, una pianta possa intendersi già nel suo seme come capace di univocità grazie a cooperazioni, confronti tra parti, reazioni programmate a eventi esterni previsti o singolari.

La forma delle piante di Adrian Bell; Zanichelli

Un bellissimo album illustrato e spiegato benissimo: in lui ho provato a comprendere le crescite delle ramificazioni come le crescite delle strutture florali, secondo ordini ritmici, aritmetici nello spazio. Lì ho studiato la sezione aurea, come crescere mantenendo la forma, come interporsi tra diversi germogli senza adombrarsi a vicenda, come generare una forma in una gemma dapprima chiusa e composta da cellule indifferenziate, che si vanno dividendo, moltiplicando e strutturando in parti con un ordine preciso. Una gemma che si apre a un certo punto e manifesta alla luce un germoglio composto da tre strutture vegetative (ramo, foglia, gemma) fondamentali nella parte aerea della pianta e utili in e per tempi diversi, cui si vanno ad aggiungere strutture riproduttive in varie posizioni o modi.

Bell prende in considerazione anche modelli di ramificazioni degli alberi accogliendo contributi di molti studiosi.

Si rifa a botanica sistematica ma vede il vegetale nel suo dinamismo, vivo.
Modern Arboricolture di A. Shigo

Biologia e cura degli alberi di A.Shigo

Finalmente ho capito semplificando molto, come funziona un albero a foglia caduca, come funzionano i nostri alberi ornamentali.

L’albero cresce attraverso gli incrementi del legno nell’anello dell’anno, generati dai tessuti del cambio che produce corteccia verso l’esterno, e legno nuovo verso l’interno. E cresce in altezza e nella chioma a partire dalle gemme lasciate sul ramo alla caduta delle foglie con un suo ordine di cui qui non tratto. Altrettanto crescono le radici di assorbimento che vengono ricambiate anche più spesso delle foglie e crescono le radici di sostegno, in proporzione e grazie all’apporto nutritizio della chioma verde.

Il legno costruito per la conduzione dell’acqua è fatto morire subito e svolge le sue funzioni di trasporto passivo proprio come un sistema idraulico che non si modifica più, tranne che per essere chiuso in alcune parti o rinforzato da tessuti vivi che circolano intorno ai tubi. I tessuti vivi sono tutti interconnessi tra loro e costituiscono il circolo linfatico. Trasportano o accumulano o trasformano la linfa elaborata dai tessuti fogliari e da tutti i tessuti verdi della pianta. Il circolo linfatico ha prodotto, protegge, occlude e separa, irrora di sostanze i tessuti morti del legno, le due strutture si intrecciano e proteggono a vicenda senza mai confondersi….

Le cellule vegetali colpite da trauma, per qualsiasi ragione rotte in un qualche punto non possono essere riparate mai. Il circolo linfatico chiude fuori dal sistema,con barriere, la parte rotta, poi arrivano i funghi a nutrirsi delle parti escluse. Il sistema vivo ha aperture di scambio con esterno , ha bocche o pori, ma è in sé un continuum concluso. Purtroppo se il sistema albero è sotto stress e non ha sostanze in quantità adatta a isolare le sue parti vive, i funghi possono continuare a nutrisi insinuandosi nel sistema albero, che deve costruire barriere nuove più interne…

Shigo parla di funghi che possono danneggiare il sistema albero o meglio, nutrirsi delle parti danneggiate del sistema albero, ma parla anche di innumerevoli alleanze tra funghi e radici, e più raramente di alleanze con i batteri (micorizze e nodi batterici).

Con Shigo, verso la fine degli anni 80, , per una settimana abbiamo studiato campioni di legno da noi preparati, al microscopio, e potuto vedere in giovani rami di diversi alberi, le parti morte e le parti vive del legno, i vasi di trasporto dell’acqua e le strutture di trasporto e accumulo del floema. Abbiamo visto il generatore di cellule sotto la corteccia, le differenze di accumulo e lavoro tra le singole specie (tiglio, quercia, frassino) Con lui abbiamo cercato le micorizze tra le radici nei boschi di Varese….

Interessante anche il vedere rappresentato il sistema albero negli stadi giovanile, maturo, senescente in base alla porzione di legno morto che il sistema vivo include al suo interno.
Quel che una pianta sa di D.Chamovitz ; Raffaello Cortina editore

Confronta le capacità sensoriali degli animale e degli umani a quelle degli alberi

Le piante vedono? Annusano? Provano sensazioni fisiche? Ascoltano? Sanno dove si trovano? Ricordano? Sono consapevoli?

Fedele a ricerche rigorose e di laboratorio non rischia di correre a conclusioni affrettate su similitudini tra animali e piante, ritiene che competenze e capacità di discernimento siano caratteristiche biologiche comuni a piante e animali.

A me sembra che considerare l ‘argomento a partire dai nostri sensi sia una limitazione, tanto più che i nostri sensi sono fondati sulla percezione del mondo circostante nel modo che serve a noi. Quasi si potrebbe dire che i nostri sensi si fondano sul vedere, ascoltare, sentire, gustare, provare qualcosa per il mondo vegetale (e animale) che ci circonda. I nostri sensi hanno come fondamento la percezione del nostro ambiente e sono fondati sul rapporto mutualistico dai tempi antichi, con il mondo vegetale.

Molto diversi sono i sensi dei vegetali adatti a discernere le diverse lunghezze delle onde luminose, la percezione dei campi magnetici, la percezione dell’umidità, la percezione che rivela la presenza di funghi lieviti, i loro primi alleati, e tanto altro…Purtroppo il lavoro dei laboratori è su piccola scala…

Tuttavia c’è un “senso” che noi e le piante abbiamo in comune, che mi è piaciuto trovare qui così ben descritto e che c’entra col mio dilemma (corpo unico o periferie in rete): il senso che dà alla pianta la propriocezione del proprio corpo nello spazio (Dove mi trovo? Cos’è basso, cos’è alto? In che direzione cresco nelle radici e nella chioma? Come intercalo i miei rami, come distribuisco i diversi pesi tra le parti?) Come noi possediamo in ogni orecchio un organello composto di camera, liquidi, ossicini che regolano per noi la percezione del nostro equilibrio e la nostra postura in accordo ad appoggi a terra e campo visivo, cosi in analogo modo, in ogni cuffia terminale di pelo radicale e distribuiti negli steli della pianta sono presenti degli organelli che registrano dove sta il corpo e come, nello spazio in cui si va espandendo. Non due organelli come per ogni corpo umano, ma tanti negli steli, nei rami e negli apici radicali. E qui mi piacerebbe saperne di più. Allora io immagino questi statoliti come una costellazione che può dare alla chioma e a tutto il sistema un soma, un potenziale di forma i cui sono collocati e sentiti, i moduli base o germogli…

Il gene egoista di R. Dawkins; Mondadori

Dawkins ipotizza che i registi che evolvono le forme di vita siano non i virus e i batteri ma piuttosto i geni, ognuno dedito a riproporre se stesso e mantenersi in vita nell’organismo, pronto ad alleanze ed eserciti, capace di creare nuove proposte verso l’ambiente e gli altri viventi con i quali l’organismo che li esprime, viene a contatto…un organismo che non finisce in sé, ma anzi influenza e manipola anche il comportamento di altri. Un organismo che diventa così un fenotipo esteso.

Un organismo finisce in sé? L’organismo albero si presta molto bene a questa domanda e sento dire che il suo DNA si ibrida col passare del tempo…

Le invenzioni della vita di N.Lane; il saggiatore

Questo libro bellissimo presenta le domande che i ricercatori si sono poste sull’emergere delle prime cellule, dei primi processi di replicazione e via via le forme di vita successive con nuove singolari capacità…fotosintesi e molto altro.

Ma di questo libro ho citato la parte che riguarda la creazione del legno da parte dei vegetale. Il legno è un polimero praticamente indistruttibile, pochi si possono nutrire di legno, non degrada facilmente, molta massa legnosa dell’era carbonifera, finisce nelle rocce o sotto terra, non riesce a essere ritrasformata in anidride carbonica e restituita all’atmosfera .

Gli alberi e allora anche le felci arboree, hanno costruito solidi che sono un rifiuto che non si smaltisce, per questo l ‘atmosfera rimane particolarmente ricca in ossigeno e favorevole a tante forme di vita aerobiche, respiranti che verranno dopo di loro…

Mitologia degli alberi di J. Brosse; Superbur

Nella mitologia troviamo le tracce che sono rimaste in noi della relazione uomini-alberi, che risalgono ai tempi in cui il nostro ambiente erano la terra lambita dalle acque, il cielo e le foreste millenarie: si dice che i culti degli umani siano partiti dall’osservazione delle stelle e dalla relazione con gli alberi…..

Più o meno siamo arrivati qui.

 

Verde brillante di A. Viola e S. Mancuso; Giunti

La vita delle piante di E. Coccia; il mulino

sono titoli contemporanei, finalmente sorge un nuovo pensiero sul mondo vegetale…