L’architettura degli alberi: da un convegno del 2016

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Marzo 2016
DOCUMENTI DI APPROFONDIMENTO
SULL’ARCHITETTURA DEGLI ALBERI
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Architettura degli alberi: intuizioni e modelli. Nuovi paradigmi per gestire gli alberi

In natura le forme dei viventi non sono facilmente descrivibili mediante la geometria classica o euclidea:forme geometriche come cerchi, triangoli, quadrati,non sono in generale diffuse o evidenti: una catena montuosa difficilmente è approssimabile ad un triangolo, un albero non è una costruzione di cilindri. Esistono però geometrie chiamate frattali, che riescono meglio ad approssimare le forme presenti in natura. I frattali sono “oggetti” geometrici che hanno una forma ripetuta più volte a scala diversa. Ad esempio, in un albero ogni branca è approssimativamente simile all’intero albero e ogni ramo di ordine inferiore è a sua volta simile al ramo su cui è inserito.
Gli alberi sono “oggetti” frattali per definizione, facili da costruire e rappresentare graficamente anche a mano libera.
Albero Frattale
Se tendiamo a modellizzare il reale è perché ricorriamo a semplificazioni e rappresentazioni, per meglio orientarci e riconoscere l’ambiente in cui viviamo.
Con l’avvento di calcolatori e di software potenti si è quindi riusciti a modellizzare la natura con una grafica sempre più suggestiva e realistica: basti pensare alla grafica usata nei più recenti e famosi film.
“Si ritiene che in qualche modo i frattali abbiano delle corrispondenze con la struttura della mente umana, è per questo che la gente li trova così familiari.
Questa familiarità è ancora un mistero e più si approfondisce l’argomento più il mistero aumenta.”
Benoit Mandelbrot
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Tratto da “Disegnare un albero” di Bruno Munari 200
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Probabilmente il disegno (sopra raffigurato) di Munari è il tipo più diffuso di esemplificazione per
rappresentare e riconoscere facilmente un “albero”.
In effetti gli alberi hanno una architettura intuitivamente osservabile in campo: si tratta di un carattere determinato geneticamente e condizionato dall’ambiente.
F. Hallé e R.A.A. Oldeman, negli anni ‘70 dello scorso secolo, studiando le specie della flora tropicale,
avevano dificoltà ad identificare alberi la cui chioma era a 40 – 60 metri dal suolo. Essi si accorsero tuttavia che i nativi erano in grado di riconoscere le diverse specie in base alle loro specifiche modalità di ramificazione: da ciò nacque l’idea di identificare le specie tropicali arboree studiandone l’architettura.
Nelle prime pubblicazioni Hallé e Oldeman codificarono 23 “modelli architetturali” degli alberi tropicali.
Per “architettura degli alberi”, secondo Hallé e Oldeman, si intende la disposizione dei tratti costitutivi e funzionali degli alberi, come tronco, rami, foglie e fiori, nello spazio e nel tempo. Il concetto di modello architetturale secondo Hallé-Oldeman si applica solo ad alberi maturi che portano o hanno portato degli organi sessuali.
Nel 2004 Hallé ha pubblicato un aggiornamento riducendo a 22 i modelli architetturali degli alberi.
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Tratto da “Plaidoyer pour larbre” Francis Hallé 2007.
In rosso le inflorescenze, gli asterischi i modelli più frequenti.
In letteratura scientifica (per lo più franco/canadese), vengono oggi identificati per le zone temperate 10 modelli architetturali, tra quelli codificati da Hallé-Oldeman, attribuibili a circa 96 specie arboree
caducifoglie e sempreverdi e a circa 38 specie di conifere.
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Modelli architetturali degli alberi nelle zone temperate
Nei modelli di sviluppo architetturale, viene definito accrescimento di tipo monopodiale
quello in cui l’asse è edificato da un solo meristema apicale;
è detto accrescimento di tipo simpodiale quello in cui l’asse principale è interrotto, nel caso di fioritura apicale o per morte della gemma apicale, ed è edificato da meristemi laterali.
Fegerlind 1
Prévost 1
Roux 3
Koriba 3
Champagnat 5
Scarrone 6
Attimis 8
Massart 10
Troll 20
Rauh 39
Decidui e sempreverdi 96
Troll 1
Rauh/Massart 3
Troll/Massart 3
Attimis 8
Massart 9
Rauh 14
Conifere 38
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Francis Hallé è uno dei più grandi esperti delle foreste primari e, ovvero quegli ecosistemi “vergini” rimasti incontaminati per millenni e oggi pericolosamente minacciati. Ha cominciato a studiare le foreste primarie tropicali oltre cinquant’anni fa, quando la deforestazione era appena cominciata. Durante gli anni Ottanta ha organizzato un laboratorio scientifico mobile,Radeau des cimes, la “zattera delle cime”, che ha utilizzato per studiare gli alberi presenti nelle giungle del Sudamerica, dell’Africa, del Madagascar. Un laboratorio di circa 300 mq, fatto di corde intrecciate e appeso ad un dirigibile.
Poi sono arrivati “l’icos”, una casa per i botanici, un icosaedro a venti facce deposto sulla zattera; la “bulle”, una scialuppa con cui un singolo può salire sulla foresta con l’aiuto di un pallone ad elio appeso ad un cavo che corre per chilometri sopra le cime degli alberi.“
Capire l’albero vuol dire compiere una rivoluzione intellettuale. L’ albero è un essere allo stesso tempo
unico e multiplo! L’uomo possiede un solo genoma stabile. Negli alberi si trovano forti differenza genetiche secondo le branche: ciascuna può avere il suo genoma, l’albero non è un singolo individuo ma una colonia, come la scogliera di un corallo”. La loro morte è sempre dovuta a fattori esterni,
una inondazione, il freddo improvviso, un incendio, la sega del boscaiolo. Negli animali e negli uomini i geni si spengono per un meccanismo biochimico che è all’origine della senescenza. Ci sono alberi e piante che sembrano sfuggire aquesto processo grazie alla loro crescita “ritmica”. Un albero può essere visto come un organismo modulare che si sviluppa secondo il proprio patrimonio genetico, in funzione della propria complessità strutturale e dell’ambiente in cui vive.
La modellizzazione della crescita dell’albero e della sua forma “architettonica”, attraverso l’analisi
di processi diversi (conduttività idraulica, fotosintesi, allocazione dei fotosintetati, biomeccanica, etc.)
permette di ricostruire gli avvenimenti della crescita e della ramificazione: in una sola parola è possibile ricostruire la storia di un albero.
La sua scuola, a Montpellier, e i suoi allievi, come Christophe Drénou, hanno approfondito lo studio dei
modelli di accrescimento delle diverse specie di alberi, integrando dati biomeccanici e biologici osservabili nelle diverse fasi di crescita e maturità di un albero.
“Non esiste nessuna tecnologia, neppure la più sofisticata, che raggiunge la complessità e la perfezione degli alberi”
F. Hallé
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Breve descrizione relativa ai dieci modelli architetturali secondo Hallé-Oldeman, attribuiti a specie che vegetano nelle zone temperate.
(Tratto e adattato da “ Flora Gallica: Flore de France” Jean-Marc Tison e BrunodeFoucault: 2014, “Architectures de plantes” par Francis Hallé:
2004, “L’Architectre des Arbres des régions tempérées”, Jeanne Millet: 2012, “Le développement de l’arbre” Jeane Millet: 2015)
Modello Prévost:
Presenta una struttura simpodiale specializzata in branche da cui si strutturano dei moduli ortotropi impilati formanti il tronco. Sessualità terminale
Esempio:
Paulownia tomentosa
Modello Koriba : Crescita simpodiale con moduli ortotropi impilati a struttura tridimensionale, successivamente uno dei moduli si raddrizza e forma il tronco, glialtri moduli formano le branche. Sessualità terminale.
Esempio:
Koelreuteria paniculata
Modello Champagnat : Assi impilati ortotropi, ma nel tempo la parte distale tende, per il peso, a condursi orrizontalmente. Foglie spiralate, sessualità terminale o laterale.
Esempio:
Salix babylonica

Danni da siccità prolungata sugli alberi: Il pioppo euroamericano nel giardino di Freto, Modena

Pioppo euroamericano il 24 aprile 2016 . Strada Ponte Alto Nord 311

Pioppo euroamericano in primavera prima dell’apertura delle gemme.

Il 16 agosto 2017 a causa della prolungata siccità

si è schiatato all’improvviso dopo il tramonto un lungo ramo di circa 17 anni.

Sicuramente a causa della siccità :  le fibre del legno  si sono staccate le une dalle altre proprio all’ascella del ramo. Nessun segno di marciume o di potatura negli anni precedenti.

pioppo euroamericano:ramo di 17 anni

Era un ramo di 17 anni: un lungo ramo  che si dipartva dal tronco, quasi orizzontale al piano terra.

Una mostra fotografica sul risveglio degli alberi. Museo della Bilancia di Campogalliano Modena dal 2016

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Questa mostra è dedicata al risveglio primaverile degli alberi

Le istantanee sono state scattate sulle gemme, sui germogli di ramo e sullo sbocciare dei fiori.

Nei primi pannelli sono presenti con i germogli dei rami, i fiori del vento: quelle infiorescenze che sono già composte di fiori propriamente detti, in quanto proteggono gli ovuli in una camera, ma non hanno petali colorati o profumi percepibili all’uomo.

Le piante sono apparse circa 345 milioni di anni fa, accanto a loro erano già presenti popolazioni di libellule, scorpioni, lumache… Le piante coi fiori insieme agli insetti impollinatori, hanno cominciato ad apparire solo 180 milioni di anni fa , comunque, milioni di anni prima della comparsa dell’uomo… Ma anche poche istantanee mostrano la ricchezza dei modelli di crescita e forma, la variabilità dei tessuti e la loro efficienza, il pluralismo dei comportamenti e delle strategie di vita.

La mostra è  composta da 18 pannelli 70X100 rigidi da appendere con ganci e catenelle. Il testo in bianco è un racconto e il testo rosso una digressione specifica per il pannello. La mostra funziona anche con un numero inferiore di pannelli perchè ogni pannello ha una sua autonomia.    Disponibile per le scuole una versione a “presentazione a video”   

  

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Ricordati che la potatura non è mai una cura dell’albero.
La potatura non è necessaria all’albero. L’albero sa autopotarsi da solo, sa come eliminare da sé le parti che decide di escludere e non ha bisogno di nessuno. Anche la rimonda dal seccume è una pratica non necessaria, se non per ragioni estetiche o per la sicurezza dei passanti.

Perché vuoi potare i tuoi alberi?
Stabilito che non è per curarli, allora qual’è la risposta?
I tuoi alberi hanno molte parti secche?
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Troppo vicini alla tua casa o al tuo vicino i casa?

Valuta i problemi del tuo giardino solo con persone esperte per distinguere il seccume patologico dal seccume fisiologico, per distinguere  un’ operazione di valorizzazione  da un intervento troppo invasivo. Ricorda che un albero ben allevato in  un giardino armonioso aumenta il pregio della tua casa e rende più lieti gli abitanti.

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oppure qualsiasi altro potatore che si sia formato alla S.I.A.  Società italiana di arboricoltura

 

dal 2010 al 2014 :La morte degli olmi dopo ogni primavera

DISSECCANO ALL’IMPROVVISO
Dopo la fioritura di solito.  Sono olmi di una certa grandezza, di quindici o venti anni, anche meno
, cresciuti rigogliosi e in fretta, autentiche promesse della vitalità della natura. Nella siepe della casa di Freto erano nati spontaneamente a volte vicini tra loro e si erano innalzati su cespugli di sanguinello, biancospino, olivello spinoso. Nella siepe erano previsti e stati piantati,  anche alberi di alto fusto tipo frassino, carpino, acero campestre, ma in questo tratto di siepe si erano confermati praticamente solo olmi e ora negli ultimi tre anni sono tutti seccati, fino ad ora ne sono stati abbattuti 20 contando anche quelli che erano cresciuti all’interno del giardino. La causa della morte è la grafiosi dell’olmo

UN DOCUMENTO  DESCRIVE MOLTO BENE QUESTA PATOLOGIA MA IL TEMPO MATTO L’HA FAVORITA

(http://www.carpidiem.it/html/default/_d/109/109077.html).
Lo sviluppo dell’ insetto che danneggia il cambio e lo sviluppo del fungo che blocca la linfa  sono favoriti sicuramente dalle impietose primavere e dallo sconquassamento meteorologico degli ultimi anni dove lunghi periodi siccitosi vengono alternati a lunghi periodi di pioggia e umidità. Per due anni è piovuto quando non c’erano foglie sugli alberi ed è stata siccitosa la primavera poi l’estate, poi l’autunno.
S’era detto non esistono più le mezze stagioni (solo inverni freddi ed estati calde) ed ecco quest’anno una mezza stagione continuata: a una regolare primavera è seguita una ancora piovosa primavera nei mesi estivi e ora un autunno caldo: Ora esistono solo le mezze stagioni, ma non c’è regola che possiamo definire.

olmi morti dopo la primavera

olmi morti dopo la primavera

Le trame degli alberi

IL VERBALE DELLA RIUNIONE DEL 29 SETTEMBRE 2014

Riunione a Trame  con Antonella Zecchini, Antonella Belletti, Tonino Guelfi, Renzo Racanelli, Rossella Taglini, Rita Ronchetti.
Rita doveva presentare alcune proposte (passeggiate per conoscere i parchi di Modena e gli alberi importanti, altre iniziative presso Trame), ma non le aveva ancora definite. C’è stata discussione  se fosse opportuno visitare giardini importanti anche fuori territorio (Bosco Albergati, Giardini Botanici  tipo Padova) o se fosse importante fermarsi sul proprio territorio. La scelta maggioritaria è stata per il proprio territorio. Per poter agire correttamente… Continua a leggere

La lettera di Antonella

Antonella è una mia amica, anche una ex collega di lavoro perchè abbiamo fatto le giardiniere comunali per diversi anni insieme. Ora lei è un assistente tecnico e vigila sui lavori appaltati, e non so che altro. Mi ha scritto una lettera disperata che mi ha fatto ricordare le mie stesse difficoltà a parlare di alberi e di interventi corretti sugli stessi, sia quando parlo con i cittadini che vorrebbero difenderli, sia quando parlo con gli esperti  ma  soprattutto con gli amministratori che poi intervengono concretamente.  Antonella mi parla di due episodi. Il primo, lo schianto a terra  improvviso durante un temporale di un pioppo cipressino nel giardino di una scuola. Antonella mostra come quel pioppo sottoposto a capitozzature ripetute mostrasse profonde cavità interne che lo rendevano fragile e suscettibile all’attacco di funghi dannosi.  Il pioppo era caduto mostrando una radice completamente erosa dall’attacco fungino. Antonella dice che con uno strumento che misura la resistenza del legno (resistograf) si sarebbe potuto prevenire il pericoloso schianto, per fortuna avvenuto a scuole chiuse e senza danni sui bambini… io dico che una buona cultura popolare, degli adulti, dei genitori o bidelli o insegnanti che verificavano la continua presenza di corpi fruttiferi del fungo, poteva indurre qualche dubbio e la richiesta di diagnosi sugli alberi. Ma cosa sarebbe successo se il responsabile del verde pubblico avesse disposto l’abbattimento? Gli amministratori non parlano abbastanza con i cittadini, non li informano correttamente , non danno loro gli strumenti, ci vorrebbe più tempo e pazienza e limitare i propri poteri in favore di una democrazia di qualità.

Illustro infatti il secondo caso: un mattino una chiamata festiva di un cittadino avvisa il servizio comunale di reperibilità per il pericolo di caduta di un olmo secco (forse era caduto qualche ramoscello tra i più sottili) Non so se è successo anche nelle altre città d’Italia , ma qui a Modena da due  o tre anni a questa parte,  gli olmi spontanei presenti in siepi o terreni limitrofi o anche nei giardini privati e pubblici, hanno preso a morire di colpo durante la  primavera. Le primavere sono lunghe e con piogge stremanti che cominciano già dall’inverno, l’olmo fa fatica a fiorire e afruttificare prima di arrivare a formare i nuovi rami. Lo stress meteorologico derivante anche da estati calde e siccitose diminuisce le difese verso la grafiosi cronica propria degli olmi. Insomma gli olmi con tronchi anche superiori a 20- 25 centimetri  muoiono di colpo mostrando i rami secchi e spogli e la corteccia sollevata e cadente, cercando poi di rinascere da capo dalle loro radici a qualche metro di distanza se il terreno lo consente. la radice è pronta a rinascere ma quel sistema albero è morto: Kaput.  Ebbene il tecnico o operaio (non so) in reperibilità, ha chiamato,  forse messo sotto pressione da cittadini che intendono difendere gli alberi, l’esperto cioè l’agronomo per certificare lo stato di salute dell’albero morto. L’esperto è uscito e pur meravigliandosi e dicendo che non era il caso ha fatto la “costosa consulenza” Lo stesso,  pare che un piccolo esercito di ecologi e associazioni ambientalistiche, si vogliano mettere di traverso perchè l’olmo non sia abbattuto. Ma è morto!

Aggiungo un terzo caso io: in un piccolo comune della provincia di Modena i giardinieri o operai generici del comune avevano operato su un  filare di alberi una potatura di quelle ormai da vietare in assoluto, ma la cosa ridicola è che avevano potato allo stesso modo i rami vitali come quelli già secchi, senza probabilmente cogliere la differentra tra legno vivo e legno morto: l’ignoranza avanza! Da che parte si può cominciare a cambiare ? Non sarebbe meglio sapersi ascoltare e studiare insieme le basi elementari di una buona arboricoltura?

OLYMPUS DIGITAL CAMERA Pioppo schiantato nella foto di Antonella

Qui si vede la cavità nel colletto, tra radice e tronco.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAlo stesso pioppo a terra mostra la potatura tipo “capitozzo” subita 4 0 5 anni prima . Questa potatura  ha lasciato il legno cavo dentro e sulla corteccia i rami forti nati dopo il taglio. Con gli alberi le disgrazie ce le cerchiamo noi!