Formazione insegnanti VerdeVivo; novembre 2022

Foglie importanti per bellezza per utilità, per il gioco.

Supporto 2

Il rosso brillante del Liquidambar, il giallo oro del Gingko

Il giallo oro del Gingko

e a terra il tappeto multicolore dell’Acero riccio.

Diminuisce la luce nel grigio cielo modenese, ma gli alberi accendono le chiome, poi illuminano la terra ai loro piedi.

Ma non è solo luce e bellezza, le foglie sono anche una risorsa importante per gli alberi stessi e per il terreno.

Le foglie e i rami abbandonati dall’albero, se lasciati sul terreno, sono un ammendante, lo rendono poroso e favorevole agli scambi di acqua e gas. Un terreno soffice come quello del sottobosco favorisce funghi e altri microorganismi che ritrasformano la fibra vegetale in humus ricco di sostanze utili alla fotosintesi e alla crescita vegetativa. Purtroppo l’usanza di pulire troppo il prato, il tappeto verde e soprattutto l’area sottochioma dove la caduta delle foglie è più folta, non è di aiuto alla vita vegetale e ai preziosi alleati degli alberi (micorizze, funghi, lombrichi, batteri azotofissatori, insetti utili che possono svernare tra le foglie e tanto altro)

Ma chi fa cadere le foglie?

La caduta delle foglie non avviene contemporaneamente per i diversi alberi o anche a volte nello stesso albero, cosi come la trascolorazione e le gamme di colore sono diverse nella stessa chioma e diverse in alcune specie tra individui (vedi Liquidambar).

Ma quando si chiede ai bambini “chi fa cadere le foglie”, i bambini rispondono “il vento” perchè il vento le fa volare e roteare. Allora si va vicino a un ramo che non le abbandona ancora e si racconta che è l’albero che quando ritiene che sia il momento giusto, le separa dal ramo costruendo una pellicina alla base del picciolo. E’ l’albero che stacca anche una parte dei rami. Alcuni alberi, il pioppo euroamericano ad esempio, lasciano i molti rametti che hanno portato fiori e semi negli ultimi anni, perchè i rami si sono allungati e i fiori andranno collocati in altre posizioni. Oppure dopo un anno particolarmente siccitoso qualche albero ha seccato le punte o parte dei ramoscelli e l’autunno è il momento per abbandonarli. Anche in quel caso si vede bene la zona di separazione sul ramoscello caduto.

Nella scuola dell’infanzia

Il gioco autunnale del percorso verdevivo nella classe si fa con le foglie e non coi rami o i germogli. I bambini devono riportare le foglie del cesto all’albero giusto.

Se i tappeti di foglie fossero lasciati nei giardini scolastici i bambini vi giocherebbero spontaneamente e molto, toccando i tessuti, guardando i colori, mescolando e facendo pappe o fuochi per finta, forse si può andare subito al mattino a raccogliere le foglie cadute in un vassoio o cesto, prima che l’ausiliaria pulisca, forse il tappeto di ogni albero lo si può ricostruire in sezione.

Un cumulo di foglie a riposo

E se un cumulo di foglie fosse tenuto sotto una cassetta leggera di legno, cosa succederebbe alle foglie? E qualcuno potrebbe andare ad abitarci? Un bombo? Una famiglia di ricci?

Formazione insegnanti anno scol. 2022/23 Modena. Parco Ferrari, 11 ottobre

percorso VerdeVivo.

Attraverso il gioco simile a quello che si farà con la classe, ricerchiamo a gruppi l’albero o gli alberi dai quali sono stati ricavati i reperti consegnati.

Cosa ce li ha fatti riconoscere? La foglia, il colore della f., il tessuto sottile, ruvido, il fusto simile, la presenza di altro oltre le foglie?

  • Ciliegio selvatico Prunus avium
  • Carpino bianco Carpinus betula
  • Acero montano Acer pseudoplatanus
  • Acero campestre Acer campestre
  • Gingko biloba Gingko biloba
  • Quercia rossa Quercus rubra
  • Farnia Quercus robur
  • Tiglio comune Tilia platyfillos

Ci soffermiamo sul seme. Il seme come risultato di metamorfosi dal fiore, al frutto, al seme

Metodo

Imparare a vedere in forma di gioco.

Cosa vedo? a cosa assomiglia? quali parole posso dire per descrivere ciò? cosa mi sembra? Come ho fatto a vedere che questo ramo, questa foglia appartengono a questo albero? Cosa sento al tocco? Come descrivere con gli occhi chiusi o la scatola cieca, quello che tocco?

Rivolgere ai bimbi solo domande vere (per esempio, quelle appena scritte)

Sono quelle che hanno tante risposte tutte valide perche le risposte sono “ricerca personale”

Possibili direzioni di lavoro

  • raccogliere i semi appena dispersi o ancora sotto gli alberi in questo periodo (Calocedro decurrens, Tilia, Acer pseudoplatano, Cercis, Carpinus, Quercus) Continuare a osservare i semi che permangono sull’albero per tutto l’inverno e raccogliere durante la dispersione.
  • raccogliere le foglie
  • raccogliere rami che l’albero scarta (osservare superficie di separazione sul ramo caduto)

Da ricordare: Leonardo la chiamava la “camicia”

Perchè avvolge tutto l’albero sotto la corteccia o il sottile derma dei rami più giovani: una camicia di cellule vive, una maglia, un generatore di cellule che allarga il fusticino dell’anno precedente e poi quello di due anni fa e di tre e così via fino ad allargare il corpo del tronco, il nuovo anello di legno dell’anno in corso…

L’albero cresce in lunghezza dei rami e della chioma attraverso le gemme lasciate su ramo nell’anno precedente e accresce in larghezza (del legno) attraverso la tessitura ampliata dalla camicia che viene chiamata CAMBIO.

La camicia tesse le sue maglie nelle tre direzioni: Si allarga nella sua posizione, poi verso l’interno costruisce il sistema conduttore o vascolare e verso l’esterno va ad ampliare e ricucire nuova corteccia…. (alla prossima)

Formazione Insegnanti VerdeVivo 2022 Modena

Calendario di fenologia degli alberi e arbusti nei giardini scolastici

10 marzo 2022

In Febbraio nonostante il permanere delle temperature invernali, abbiamo visto gli amenti di polline sui Noccioli e i loro piccoli fiori femminili.

Poco dopo abbiamo osservato i fiori dell’Olmo, infiorescenze piccole ma composte da piccoli fiorellini ermafroditi. Ora, già fecondati, diventano verdi e crescono a forma di piccoli dischi volanti. Dapprima la pianta sarà tutta verde di frutti e quando i frutti volgeranno in semi vedremo il formarsi dei germogli di ramo.

Sono già stati fecondati anche i fiori dell’Acero saccarino, i ciuffi rossi o biancastri non sono più così vivaci mentre il seme ingrossa, di solito a coppia, prima di formare la sua ala di trasporto, perciò occhio al saccarino!

Se tutto questo è sfuggito alla vostra attenzione siete all’inizio dell’aprirsi delle gemme di Acero negundo

Quello che presenta le gemme più grosse è sicuramente a fiore maschile, dal momento che la gemma apicale mista sarà composta oltre che dal futuro ramo, anche da un grande ciuffetto di amenti polliniferi.

Sarà più piccola la gemma mista dell’acero che porterà fiori femminile, quasi invisibili se la chioma è molto in alto. Cadranno invece proprio adesso le sue samare a elica fecondate un anno fa.

Se qualche giardino scolastico ha un Albicocco sarà fiorito e appena il sole sarà capace di mitigare un po’ la temperatura, la pianta sarà visitata dalle api o da altri impollinatori. Solo quando il brusio delle api sarà ben percepibile , sentirete anche il profumo di nettare!

Ora stanno sbocciando i prugnoli (tutti i Prunus).

In genere ogni pianta in questo mese, gonfia le gemme ed è il momento di vedere se gonfiano tutte allo stesso modo o se sono diverse di forma e di colore.

Stanno trasformandosi velocemente i pioppi e i salici, se avete qualche pianta di queste cominciate a documentare il loro risveglio. Sarà velocissimo!

I Platani, osservate i platani: ora hanno disseminato del tutto e le gemme gonfiano: ce ne sono di tonde e di forma acuta, di pelose e bionde, di rosse e di gialle: guardate!

Guardate i Frassini in procinto di far sbocciare le infiorescenze….

Prendetevi qualche momento per osservare le piante!

Evolvendo

Una poesia sulle relazioni di ogni corpo, una metafisica dello scambio tra tutti gli elementi che vengono a contatto tra loro.

Qui in particolare si racconta di quel misterioso passaggio tra il fermentare al buio e il salto verso la luce compiuto dai vegetali…

Si muovevano nei liquidi i corpi,

galleggiavano appena

nel fermentare scambio.

Poi allacciati alla terra

e verso l’aria e la luce,

volo o salto alla cieca.

E corpi solitari ritornavano

da un errare costretto

e da loro stessi allacciati,

nell’aria.

O pace o guerra o affidarsi.

Da Scannerini a Chamovitz

“Le strutture biologiche: piante” di S. Scannerini

Il sistema albero nel suo essere organismo composto di radici-fusto-foglie, è un organismo o una comunità di germogli?
Le cellule che strutturano il suo corpo, che rimane divisibile e si può replicare, forma un organismo coerente, univoco?
La sua ipotesi è che proprio le pareti cellulari funzionino da connessioni tra cellule, messaggerie per l’intero organismo .
Io penso che pur con le sue competenze diffuse in modo decentrato e periferico, una pianta possa intendersi già nel suo seme come capace di univocità grazie a cooperazioni, confronti tra parti, reazioni programmate a eventi esterni previsti o singolari.

Quel che una pianta sa di D.Chamovitz

Molto diversi sono i sensi dei vegetali adatti a discernere le diverse lunghezze delle onde luminose, la percezione dei campi magnetici, la percezione dell’umidità, la percezione che rivela la presenza di funghi lieviti, i loro primi alleati, e tanto altro…Purtroppo il lavoro dei laboratori è su piccola scala…
Tuttavia c’è un “senso” che noi e le piante abbiamo in comune, che mi è piaciuto trovare qui così ben descritto e che c’entra col mio dilemma (corpo unico o periferie in rete): il senso che dà alla pianta la propriocezione del proprio corpo nello spazio (Dove mi trovo? Cos’è basso, cos’è alto? In che direzione cresco nelle radici e nella chioma? Come intercalo i miei rami, come distribuisco i diversi pesi tra le parti?)
Come noi possediamo in ogni orecchio un organello composto di camera, liquidi, ossicini che regolano per noi la percezione del nostro equilibrio e la nostra postura in accordo ad appoggi a terra e campo visivo, cosi in analogo modo, in ogni cuffia terminale di pelo radicale e distribuiti negli steli della pianta sono presenti degli organelli che registrano dove sta il corpo e come, nello spazio in cui si va espandendo. Non due organelli come per ogni corpo umano, ma tanti negli steli, nei rami e negli apici radicali.

Un’ipotesi di “costellazione di punti che percepiscono l’equilibrio”

E qui mi piacerebbe saperne di più. Allora io immagino che questi statoliti siano collocati nel corpo vegetale come una costellazione che può dare alla chioma e a tutto il sistema di ramificazione aerea, un soma, un potenziale di forma. I moduli base o germogli si aggiungono alla rete già preesistente in modo armonico grazie a questi sensori del peso e dell’equilibrio.

Diario fenologico del 20 aprile a Freto di Modena: le api pascolano sul biancospino

Le api pascolano sui fiori del biancospino, ma anche sull’ajuga reptans (foto qui sotto), già fiorita da due settemane.

Volendo fare un riassunto dei fiori apparsi nei miei prati dal 20 marzo a oggi dopo la Cardamine spp, la prima in assoluto ad apparire con la sua piccola infiorescenza bianca, è apparsa la Veronica  azzura detta dalle nostre parti “occhio della Madonna”. Subito dopo sono apparse le margherite comuni o Bellis perenne  e il tarassaco,  velocissimo a trasformarsi in seme. Mentre nelle aiuole coltivate i narcisi lasciavano il posto ai tulipani, sotto le siepi e sotto la vigna si diffondeva abbondantemente la Glechoma Ederacea (parente della nepeta) Ora appare fiorito e alto un’ altra ranuncolacea dopo la già segnalata  Calthea palustre

giardino di Freto: aprile 2014 Fiori di Glechoma ederacea

giardino di Freto: aprile 2014 Fiori di Glechoma ederacea

 

Giardino di Freto: aprile 2015, davanti alle arnie un pascolo di fiori gradito alle apine
Giardino di Freto: aprile 2015, davanti alle arnie un pascolo di fiori (Ajuga reptans) gradito alle apine

Formazione insegnanti per VerdeVivo “esplorazione piante nel giardino scolastico e parco vicino a Modena anno scolastico2020/2021

Gimnosperme o Angiosperme?

Alle gimnosperme appartengono le ginkgoine, le cicadine e le conifere.

Qui vi voglio parlare delle Conifere cioè di quegli alberi che producono coni come organi per la loro riproduzione. Nelle nostre scuole del comune di Modena sono presenti pini, abeti, cedri, tuye, libocedri, tassi, ginepri…

Nel linguaggio comune i coni o strobili, che portano ovuli femminili, giunti al termine della maturazione, vengono chiamati pigne.

Le conifere difendono i loro semi addirittura con scudi di legno, li proteggono in corpi molto robusti e ben serrati anche per più di un anno…1 Allora perché sono chiamate “a seme nudo”?

Sono chiamate così perché Il seme femminile che deve essere fecondato non è collocato in un gineceo (cioè in una camera dove avverrà la fecondazione e la trasformazione in frutto).

Nei fiori, propriamente detti, l’ovulo o gli ovuli sono inseriti in una camera adatta raggiungibile attraverso un canale sormontato da uno o più stimmi

La presenza dei fiori nei ritrovamenti fossili delle piante compare addirittura dopo 180.000 anni dopo le gimnosperme e contemporaneamente a queste piante con fiori, sono ritrovabili gli insetti impollinatori.

Le conifere per la fecondazione si servono del vento e i loro coni maschili o femminili si comportano come gallerie del vento per il lancio dei pollini prima, dei semi poi.

Schermata 2021-01-31 alle 16.24.58                                                               Coni polliniferi di pino

Schermata 2021-01-31 alle 16.36.43                                                          pollini di cedro atlantico

 

Allora, se ci sono conifere nei vostri giardini scolastici, siate pronte all’osservazione perché i bambini spesso spontaneamente raccolgono i coni polliniferi o maschili dei cedri da settembre a novembre, raccolgono i coni polliniferi o maschili dei pini e degli abeti in primavera.

Per tutto l’inverno o la primavera raccolgono le pigne (di abeti, tuye, pini, cipressi)

Schermata 2021-01-31 alle 16.47.52                                                                            !) cono femminile di abete rosso                

 

Schermata 2021-01-31 alle 16.48.48                                                                                   2) cono femminile di pino                  

Schermata 2021-01-31 alle 17.02.11                                                                                 3) coni femminili di tuja

A volte i bambini raccolgono anche coni immaturi, cioè piccole pigne che sono state abbandonate prima della loro maturazione. In loro è più facile vedere la forma di cono per la loro compattezza.

I bambini raccolgono in inverno, i coni femminili dei libocedri che si aprono in tre parti per far volare, da sotto ogni ala, i loro semi.

Schermata 2021-01-31 alle 17.59.13                                                             coni femminili di Libocedro

 

Schermata 2021-01-31 alle 18.03.17                                                              coni maschili di Libocedro

I libocedri sono anche i primi, tra queste piante, a mandare nuvole di polline (da piccolissimi coni) fin dai primi di febbraio. Per controllare se i pollini sono pronti a prendere il volo, battere leggermente sui rami per vedere nuvole di polverina gialla.

 

 

 

 

1Per esempio il pino austriaco impiega 3 anni dalla fecondazione alla dispersione del seme.